È recente il via libera del Ministero dell’Università e della Ricerca al progetto PRIME (Protein-Rich Interventions and Meat Ecotypes), un’ambiziosa iniziativa scientifica guidata dal dottor Gabriele Rocchetti, ricercatore tenure track del Dipartimento di Scienze Animali, della Nutrizione e degli Alimenti (DiANA) dell’Università Cattolica. Il progetto si è aggiudicato il prestigioso FIS Starting Grant (Fondo Italiano per la Scienza), un riconoscimento destinato ai talenti emergenti della ricerca. Il finanziamento, che si ispira al modello europeo dell'ERC, prevede un contributo che oscilla tra 1 e 1,3 milioni di euro per una durata di cinque anni, premiando l'alto valore scientifico della proposta sul territorio nazionale.
Fonti proteiche sotto la lente
PRIME è un progetto di ricerca multidisciplinare che nasce dall’esigenza sempre più attuale di comprendere come le diverse fonti proteiche influenzino la salute umana e quali soluzioni alternative alla carne tradizionale possano offrire benefici non solo nutrizionali ma anche in termini di sostenibilità. Perciò, l’attenzione non è rivolta alle sole carni rosse e bianche, ma include nuove soluzioni emergenti, come la carne coltivata e i prodotti a base di carne arricchiti con farine di insetti o legumi.
Al centro, il microbiota intestinale
Il cuore scientifico del progetto è lo studio di ciò che accade a queste fonti proteiche durante la digestione e della loro interazione con il microbiota intestinale. PRIME analizza la formazione di peptidi bioattivi e valuta come questi composti possano influenzare processi biologici chiave, tra cui infiammazione e metabolismo, con particolare attenzione ai meccanismi coinvolti nello sviluppo del tumore del colon-retto. Parallelamente, il progetto osserva come le comunità microbiche intestinali rispondano alle diverse fonti proteiche e quali metaboliti vengano prodotti.
Le scienze omiche
Per ottenere una visione completa, PRIME integra studi in vitro e in vivo, includendo modelli animali predisposti allo sviluppo di lesioni intestinali, utili per valutare se specifiche proteine o i loro prodotti di digestione possano esercitare effetti favorevoli o sfavorevoli sulla salute intestinale. L’impiego di tecnologie omiche avanzate consente di analizzare in profondità le risposte dell’organismo e di ricostruire i meccanismi attraverso cui la dieta modula la fisiologia intestinale. L’obiettivo finale di PRIME è duplice: da un lato migliorare la comprensione dei legami tra consumo proteico, microbiota, metabolismo e infiammazione; dall’altro fornire basi scientifiche solide per orientare scelte alimentari più consapevoli, sicure e sostenibili. In questa prospettiva, il progetto intende valorizzare le conoscenze consolidate della tradizione, aprendo al tempo stesso la strada a nuove possibilità per il futuro dell’alimentazione.
Un progetto multidisciplinare
Il progetto PRIME si avvale di un gruppo di ricerca altamente multidisciplinare, che integra competenze in systems biology, systems dynamics, nutrizione umana e scienze animali presenti all’interno del DiANA, nonché in tecniche omiche, tecnologie alimentari e microbiologia degli alimenti afferenti al Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari per una filiera agro-alimentare sostenibile (DiSTAS). Il progetto prevede infine il coinvolgimento della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS.
Da un punto di vista strumentale, nella ricerca avrà particolare rilevanza lo spettrometro di massa Orbitrap Exploris 120 (Thermo Fisher Scientific), recentemente acquisito grazie al supporto del CREI e installato presso i laboratori del DiANA, che sarà impiegato per l’identificazione dei principali marcatori chimici (peptidi e metaboliti) delle diverse fonti proteiche.
