Negli Stati Uniti è stata recentemente osservata la diffusione di un ceppo di influenza aviaria altamente patogena (HPAI) che, oltre a colpire gli uccelli, è stato rilevato anche nelle mandrie di bovini da latte. Si tratta di una situazione atipica che ha suscitato l’attenzione delle autorità sanitarie internazionali. Come riportato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) nel documento informativo pubblicato sul proprio sito ufficiale, al momento il fenomeno è limitato al territorio statunitense e non sono stati segnalati casi nell’Unione europea.
Secondo l’analisi EFSA disponibile al link indicato (https://www.efsa.europa.eu/en/news/bird-flu-efsa-analyses-situation-us-and-tracks-possible-routes-spread), gli esperti stanno valutando le possibili vie di introduzione del virus in Europa, pur ribadendo che il rischio complessivo è attualmente basso. Tra i principali scenari ipotizzati rientra il ruolo degli uccelli migratori, che potrebbero teoricamente trasportare il virus durante i loro spostamenti stagionali dall’America verso l’Europa. In tale contesto, le prime aree di eventuale rilevazione potrebbero essere quelle utilizzate come zone di sosta o nidificazione, come l’Islanda, il Regno Unito, l’Irlanda e alcune regioni del Nord Europa.
Un’ulteriore via di potenziale diffusione analizzata riguarda il commercio internazionale di animali e prodotti di origine animale, in particolare quelli non sottoposti a trattamenti termici. Tuttavia, EFSA evidenzia che questa possibilità è considerata molto improbabile, grazie ai rigorosi sistemi di controllo, alle misure di biosicurezza e alle restrizioni applicate dall’Unione europea sulle importazioni.
L’introduzione in Europa del ceppo di influenza aviaria altamente patogena (HPAI) rilevato nei bovini da latte degli Stati Uniti è da considerarsi molto improbabile. È quanto emerge da una recente valutazione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che tuttavia invita a non abbassare la guardia: qualora il virus dovesse raggiungere l’Unione europea, le conseguenze per il settore zootecnico potrebbero essere rilevanti.
Il parere scientifico, richiesto dalla Commissione europea, si concentra in particolare sul rischio di introduzione e diffusione del genotipo H5N1 attualmente circolante nelle mandrie da latte statunitensi, valutandone il potenziale impatto su bovini e pollame europei. Secondo gli esperti EFSA, la probabilità di ingresso del virus resta bassa, ma la preparazione resta essenziale. Per questo viene raccomandato di rafforzare la sorveglianza, promuovere la consapevolezza tra allevatori e veterinari e migliorare i sistemi di individuazione precoce.
Tra le misure di mitigazione indicate figurano eventuali restrizioni commerciali mirate provenienti dalle aree colpite e l’adozione di pratiche rigorose di igiene, come la pulizia approfondita delle attrezzature di mungitura.
In caso di focolaio, EFSA sottolinea l’importanza di un’azione coordinata che coinvolga sia il comparto avicolo sia quello dei bovini da latte, al fine di contenere l’impatto complessivo dell’infezione.
Per limitare la diffusione del virus, gli esperti raccomandano inoltre di ridurre la movimentazione dei capi nelle zone interessate, evitare la condivisione di personale, veicoli e attrezzature tra aziende e applicare stringenti misure di biosicurezza. Tali precauzioni, evidenzia EFSA, risultano efficaci anche nel contrasto di altri ceppi di influenza aviaria già presenti in Europa.
Un capitolo specifico dell’analisi è dedicato alla sicurezza alimentare. Secondo la valutazione, la principale via potenziale di esposizione per i consumatori sarebbe il consumo di latte crudo, colostro crudo o panna ottenuta da latte non trattato. Tuttavia, EFSA ribadisce che i trattamenti termici, come la pastorizzazione con successiva refrigerazione, sono altamente efficaci nel ridurre la carica virale nel latte e nei prodotti lattiero-caseari. Ad oggi, inoltre, non sono stati segnalati casi di infezione umana trasmessa da alimenti riconducibili a questo specifico genotipo.
