Una nuova tecnologia per stimare l’efficienza alimentare nelle bovine da latte

Valutare quanto una bovina sia capace di trasformare l’alimento in latte è un aspetto centrale nella gestione degli allevamenti bovini. Si tratta di misurazioni non facili, un ambito dove l’innovazione ha dunque un ruolo importante. In questa direzione ha puntato una ricerca del Dipartimento di Scienze animali, della nutrizione e degli alimenti (DiANA) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sfociata nella pubblicazione di un articolo scientifico sul Journal of Dairy Science Communication, con Valentina Novara – PhD Student presso la Scuola di Dottorato Agrisystem – come prima autrice e il professor Antonio Gallo – Ordinario di Nutrizione e alimentazione animale – come Principal investigator.
In particolare, si parla di efficienza alimentare (Feed Efficiency, FE), un indicatore chiave della qualità della nutrizione e della gestione della mandria. Animali più efficienti permettono di produrre latte con meno risorse, con vantaggi evidenti sul piano economico e ambientale, tra cui la riduzione dei costi di alimentazione e delle emissioni associate alla produzione. L’alimentazione incide infatti in modo rilevante sui bilanci aziendali, arrivando a rappresentare il 60% dei costi complessivi per la produzione del latte. Tuttavia, misurare direttamente la FE per ogni singola bovina non è semplice: richiede strumenti specifici, con investimenti economici e gestionali non sempre sostenibili.

La strada della spettroscopia 
Per superare queste difficoltà, la ricerca sta puntando su metodi indiretti di valutazione, basati su informazioni già disponibili o facilmente ottenibili in allevamento. In questo contesto, la spettroscopia nel vicino infrarosso (NIR) sta attirando crescente interesse. Si tratta di una tecnica rapida e non invasiva, in grado di fornire una “fotografia” della composizione degli alimenti attraverso il loro profilo spettrale.
Poiché le caratteristiche chimiche della razione influenzano sia la quantità di alimento ingerita sia la produzione di latte, è ragionevole ipotizzare che l’esame dei caratteri chimici della miscela alimentare (unifeed) possa fornire indicazioni utili anche sull’efficienza alimentare complessiva delle bovine. Ed è in questo senso che è andato lo studio del DiANA dell’Università Cattolica.

Come è stata condotta la ricerca
Nel corso dello studio sono stati analizzati 120 campioni di unifeed provenienti da allevamenti intensivi della Pianura Padana, raccolti tra il 2021 e il 2024. Ogni campione è stato valutato con due approcci differenti: da un lato mediante analisi chimiche tradizionali, dall’altro tramite spettroscopia NIR.
Sulla base dei dati ottenuti sono stati sviluppati due modelli di stima dell’efficienza alimentare: uno fondato sui parametri chimici classici della razione e un altro basato sulle informazioni fornite dallo spettro NIR. L’obiettivo era confrontare le prestazioni dei due approcci e verificarne l’affidabilità in condizioni diverse.

Principali risultati
L’analisi dei dati ha mostrato che alcuni componenti della razione sono strettamente legati all’efficienza alimentare. In particolare, diete più ricche di energia risultano associate a una migliore capacità delle bovine di trasformare l’alimento in latte. Al contrario, un’elevata presenza di fibra tende a ridurre l’efficienza complessiva, probabilmente perché limita l’utilizzo energetico della razione.
Il modello basato sulle analisi chimiche ha fornito risultati molto precisi quando applicato ai dati utilizzati per la sua costruzione, ma ha mostrato una minore affidabilità quando testato su campioni nuovi. Il modello NIR, invece, ha mantenuto prestazioni più costanti, dimostrando una maggiore capacità di adattarsi a situazioni diverse e di fornire stime più stabili.
In entrambi i casi, i modelli si sono dimostrati in grado di distinguere razioni associate a livelli elevati o ridotti di efficienza alimentare, confermando che la composizione chimica dell’unifeed contiene informazioni utili dal punto di vista nutrizionale e produttivo.

Considerazioni finali
I risultati suggeriscono che, sebbene le analisi chimiche restino molto accurate in contesti controllati, la spettroscopia NIR offra vantaggi importanti in termini di praticità e applicabilità in allevamento. Grazie alla rapidità delle misure e ai costi contenuti, questo approccio potrebbe diventare uno strumento operativo per monitorare l’efficienza alimentare direttamente in stalla.
Con ulteriori miglioramenti dei modelli predittivi, l’uso del NIR potrebbe supportare nutrizionisti e tecnici nelle decisioni quotidiane, contribuendo a rendere gli allevamenti da latte più efficienti, sostenibili e orientati a una gestione sempre più basata sui dati.

Qui il paper scientifico https://www.jdscommun.org/article/S2666-9102(25)00143-7/fulltext