Ridurre le emissioni di metano negli allevamenti bovini senza compromettere produttività, benessere animale e sostenibilità economica. È stata questa la sfida al centro del seminario “Emissioni di gas serra nei bovini da latte: fonti, impatti e soluzioni aggiornate”, ospitato dal Dipartimento di Scienze Animali, della Nutrizione e degli Alimenti (DIANA) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
L’incontro, introdotto dal professor Erminio Trevisi, direttore del Dipartimento DIANA, ha visto la partecipazione di ricercatori, dottorandi e tecnici del settore, con numerosi partecipanti collegati anche da remoto. Relatori del seminario sono stati il Dr. Federico Froldi e il Dr. Luca Cattaneo, ricercatori del DIANA, insieme all’ospite internazionale Dr. Ali Reza Bayat, senior researcher del Natural Resources Institute Finland (Luke), esperto di fisiologia del rumine, misurazione delle emissioni di metano, metabolismo energetico ed efficienza alimentare.
Il focus principale dell’incontro è stato il metano enterico, gas prodotto naturalmente nel rumine durante i processi di fermentazione degli alimenti. Sebbene la sua permanenza in atmosfera sia inferiore rispetto alla CO₂, il metano presenta un potenziale di riscaldamento globale significativamente più elevato, motivo per cui rappresenta oggi uno degli obiettivi prioritari delle strategie di mitigazione climatica applicate al settore zootecnico.
Durante il seminario è stato sottolineato come l’obiettivo non sia eliminare completamente queste emissioni – inevitabilmente legate alla fisiologia dei ruminanti – ma ridurle attraverso approcci sostenibili e scientificamente validati, senza penalizzare la produttività delle aziende agricole.
Ampio spazio è stato dedicato alle tecnologie di misurazione del metano prodotto dalle bovine da latte. I relatori hanno illustrato diverse metodologie, dalle camere respiratorie ai sistemi automatizzati “GreenFeed”, fino a nuovi sensori sperimentali sviluppati in Finlandia. Secondo gli esperti, disporre di strumenti di monitoraggio accurati è fondamentale per valutare l’efficacia reale delle strategie di mitigazione e confrontare in modo affidabile differenti approcci nutrizionali e gestionali.
Uno dei temi più seguiti è stato quello relativo al 3-nitrossipropanolo (3-NOP), additivo alimentare capace di inibire la produzione di metano nel rumine. I dati presentati durante il seminario mostrano riduzioni delle emissioni fino al 20-30%, soprattutto nelle razioni unifeed (TMR). Tuttavia, l’efficacia del composto può variare in funzione della composizione della dieta, della gestione alimentare in stalla e dei costi applicativi.
Il dottor Luca Cattaneo ha inoltre approfondito gli effetti metabolici e produttivi associati all’utilizzo del 3-NOP, evidenziando la necessità di mantenere un equilibrio tra sostenibilità ambientale ed efficienza produttiva.
Tra i messaggi chiave emersi dall’incontro vi è stato anche il ruolo dell’efficienza alimentare. Vacche più efficienti nella trasformazione del mangime in latte producono infatti meno metano per unità di prodotto. Per i ricercatori, migliorare l’efficienza degli allevamenti rappresenta quindi una strategia “win-win”, capace di coniugare riduzione dell’impatto ambientale, redditività aziendale e sicurezza alimentare.
Il seminario si è concluso con un’interessante discussione dedicata al ruolo degli antimetanigeni e alle prospettive future della ricerca. Gli esperti hanno evidenziato come il futuro della mitigazione delle emissioni nei bovini da latte passi attraverso un approccio integrato che combini nutrizione di precisione, genetica animale, gestione aziendale e tecnologie avanzate di monitoraggio, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni applicabili su larga scala per un settore lattiero-caseario sempre più sostenibile.
