Uno studio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore approfondisce il ruolo dei fattori psicologici nelle abitudini alimentari. Ad esempio, il consumo di latte tradizionale, senza lattosio e bevande vegetali non risponde soltanto a esigenze nutrizionali, ma anche a motivazioni emotive e sociali.
Perché un consumatore sceglie il latte vaccino tradizionale, mentre un altro preferisce quello senza lattosio o una bevanda di origine vegetale? La risposta non dipende esclusivamente dal gusto, dalle proprietà nutrizionali o da specifiche esigenze di salute. Nelle decisioni alimentari intervengono anche emozioni, valori personali, relazioni sociali e percezione della propria identità.
È quanto emerge dal contributo scientifico delle docenti Guendalina Graffigna e Greta Castellini dell’EngageMinds HUB, centro di ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Cremona, autrici del capitolo Enhancing the Theory of Planned Behavior: The Role of Psychological Food Involvement in Explaining Dairy Consumption, inserito nel volume Sensory Analysis in the Development and Consumer Perception of Dairy Products, pubblicato da Elsevier.
Il lavoro approfondisce il ruolo della psicologia dei consumi nelle scelte alimentari, proponendo di integrare i tradizionali modelli di previsione dei comportamenti con una dimensione spesso sottovalutata: il coinvolgimento psicologico (Food Involvement) delle persone nei confronti del cibo.
Il punto di partenza è la cosiddetta Theory of Planned Behavior, un modello psicologico secondo cui le scelte individuali sono influenzate da tre fattori principali: l'atteggiamento personale verso un prodotto, le aspettative e le pressioni dell'ambiente sociale e la percezione di poter concretamente adottare un determinato comportamento. Nel caso dei prodotti lattiero-caseari, questo significa che la decisione di acquisto può dipendere dalla valutazione dei benefici nutrizionali, dall'influenza di familiari e amici, ma anche da elementi pratici come prezzo e disponibilità.
Secondo le autrici, tuttavia, questi fattori non bastano a spiegare completamente le scelte dei consumatori. Tra l'intenzione di acquistare un alimento e il comportamento effettivo possono infatti intervenire emozioni, abitudini e significati personali che i modelli tradizionali non riescono a cogliere pienamente.
Per superare questo limite, Graffigna e Castellini approfondiscono il concetto di Psychological Food Involvement, ovvero il coinvolgimento psicologico nei confronti del cibo, che comprende non soltanto l'interesse per l'alimentazione, ma anche il valore emotivo, sociale e identitario attribuito agli alimenti.
Un'indagine quantitativa, condotta attraverso un questionario online su 512 consumatori italiani, ha permesso di analizzare le relazioni tra questo coinvolgimento e le diverse abitudini di consumo del latte.
I risultati evidenziano associazioni positive tra il coinvolgimento psicologico e il consumo di bevande alternative al latte e di latte senza lattosio. In particolare, emerge il peso della dimensione dell'affermazione sociale, che presenta una forte correlazione con il consumo di latte senza lattosio e con quello delle bevande non lattiero-casearie.
Questi dati suggeriscono che la scelta di tali prodotti possa assumere significati che vanno oltre le caratteristiche intrinseche del prodotto. Le bevande vegetali, ad esempio, possono essere associate all'espressione di valori personali, come l'attenzione alla sostenibilità e al benessere animale. Il consumo di latte senza lattosio, invece, può rispondere anche a dinamiche di identificazione e appartenenza sociale, indipendentemente dalla presenza di un'effettiva intolleranza. Si tratta di associazioni statistiche che non dimostrano un rapporto diretto di causa ed effetto, ma contribuiscono a comprendere la complessità delle preferenze alimentari.
Il contributo delle due ricercatrici evidenzia quindi come il cibo non sia soltanto una fonte di nutrienti, ma anche uno strumento attraverso il quale le persone esprimono valori, costruiscono relazioni e definiscono la propria identità.
Una prospettiva particolarmente interessante per il settore lattiero-caseario, chiamato a confrontarsi con consumatori sempre più diversificati nelle aspettative e nelle motivazioni. Comprendere questi meccanismi può aiutare le imprese a interpretare meglio l'evoluzione della domanda, sviluppare prodotti coerenti con le esigenze dei diversi segmenti di mercato e costruire strategie di comunicazione più efficaci.
La ricerca conferma, in definitiva, l'importanza di integrare competenze psicologiche, nutrizionali e di analisi dei consumi per comprendere le trasformazioni del mercato alimentare e il rapporto sempre più articolato tra consumatori e prodotti lattiero-caseari.
