Mais “brachitico”: più qualità nel silomais senza sacrificare la resa

Migliorare la qualità nutrizionale del silomais senza compromettere la produttività è una delle sfide per la zootecnia da latte moderna. In questa direzione si inserisce una recente ricerca condotta presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore che ha analizzato il potenziale di nuove varietà di mais a taglia ridotta, note come short-stature corn (SSC), caratterizzate dalla mutazione brachytic2.
Lo studio – pubblicato sul Journal of Dairy Science, con Carmelo Mastroeni primo autore e il professor Antonio Gallo principal investigator – ha messo a confronto queste nuove varietà con ibridi tradizionali a taglia alta, osservandone il comportamento in campo e le caratteristiche nutrizionali lungo diverse fasi di maturazione. I risultati evidenziano come le piante a taglia ridotta riescano a mantenere livelli produttivi sostanzialmente comparabili a quelli delle varietà convenzionali, superando così uno dei principali limiti spesso associati a questo tipo di materiale genetico.

Più digeribilità ed energia
L’aspetto più interessante riguarda però la qualità del prodotto finale. Il silomais ottenuto dalle varietà SSC presenta un contenuto di amido significativamente più elevato e una riduzione delle componenti fibrose, elementi che si traducono in una maggiore digeribilità complessiva. In particolare, l’amido risulta più facilmente degradabile a livello ruminale, favorendo una migliore utilizzazione dell’energia da parte degli animali. Questo si riflette in un più alto valore energetico del foraggio, con potenziali benefici diretti sulle performance delle bovine da latte. 
Parallelamente, la ricerca conferma il ruolo cruciale dello stadio di maturazione al momento della raccolta. Con l’avanzare del ciclo colturale si osserva infatti un incremento della sostanza secca e del contenuto in amido, mentre le frazioni fibrose tendono a diminuire. Tuttavia, nelle fasi più avanzate la digeribilità della fibra può ridursi, sottolineando ancora una volta quanto sia strategica una corretta gestione dei tempi di raccolta per massimizzare la qualità del silomais.

Esiti promettenti, continuare le ricerche 
Nel complesso, i risultati indicano che il mais a taglia ridotta rappresenta una soluzione promettente per coniugare efficienza produttiva e qualità nutrizionale. L’introduzione di questi ibridi potrebbe contribuire a rendere più sostenibili ed efficienti i sistemi di allevamento, rispondendo alle esigenze di una zootecnia sempre più orientata all’ottimizzazione delle risorse. 
Gli autori sottolineano comunque la necessità di ulteriori approfondimenti, in particolare per valutare il comportamento di queste varietà in diversi contesti ambientali e gestionali e per misurarne l’impatto diretto sulle performance produttive degli animali. Si tratta di un passo importante per confermare, anche su scala applicativa, il potenziale di questa innovazione genetica.


Qui il paper scientifico https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0022030225009518