Le micotossine non rappresentano un rischio esclusivamente legato al silomais. Anche foraggi alternativi largamente utilizzati nelle razioni delle bovine da latte – come paglia di cereali, fieni di erba medica, insilati di sorgo e di graminacee – possono contribuire in modo significativo all’esposizione degli animali a queste sostanze tossiche prodotte da funghi.
È quanto emerge da un ampio studio condotto su 977 campioni di foraggi provenienti da allevamenti del Nord Italia, che ha analizzato la presenza delle principali micotossine regolamentate in 642 insilati e 335 fieni raccolti tra il 2018 e il 2025. L’indagine – pubblicata su JDS Communication con il dottor Gabriele Rocchetti primo autore e il professor Antonio Gallo principal investigator, entrambi del dipartimento DiANA dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – si è concentrata in particolare su deossinivalenolo (DON), zearalenone (ZEN) e fumonisine totali (FUM), tre contaminanti di origine fungina noti per i possibili effetti negativi sulla salute animale e sulla sicurezza alimentare.
Le micotossine sono metaboliti tossici prodotti soprattutto da funghi appartenenti ai generi Aspergillus, Fusarium e Penicillium. Negli allevamenti possono causare riduzione dell’ingestione alimentare, peggioramento dell’efficienza produttiva, alterazioni immunitarie e riproduttive e, nei casi di esposizione cronica, effetti più gravi sul benessere animale.
Finora gran parte della letteratura scientifica e dei programmi di monitoraggio si è concentrata sul mais e sul silomais integrale, considerati particolarmente suscettibili alla contaminazione fungina. Tuttavia, le moderne razioni per bovine da latte includono sempre più spesso foraggi alternativi, il cui profilo di rischio è stato finora meno studiato.
Lo studio – condotto anche grazie al Laboratorio di Analisi Zootecniche di Gonzaga (Mantova) – evidenzia come nessuna delle tipologie di foraggio analizzate possa essere considerata esente da contaminazione. La micotossina più frequentemente rilevata è risultata il DON, presente in numerosi campioni con livelli variabili a seconda dell’origine botanica del foraggio. Lo ZEN ha mostrato una prevalenza moderata ma con concentrazioni in crescita negli anni più recenti, mentre le fumonisine sono risultate meno diffuse, pur registrando occasionalmente valori elevati, sebbene non statisticamente significativi.
L’indagine ha coinvolto aziende localizzate principalmente nelle aree foraggere di Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, territori caratterizzati da condizioni climatiche differenti nel periodo osservato. Gli anni 2018 e 2019 sono stati particolarmente caldi e umidi, con precipitazioni elevate; il 2020 e il 2022 si sono distinti invece per condizioni più siccitose, mentre il 2024 ha registrato il livello di piovosità più alto della serie storica considerata. Variabili climatiche come temperatura, umidità e precipitazioni influenzano infatti in modo diretto lo sviluppo fungino e la produzione di micotossine durante le fasi di raccolta, essiccazione e conservazione dei foraggi.
Secondo i ricercatori, i risultati confermano la necessità di estendere il monitoraggio delle micotossine a tutte le principali fonti foraggere impiegate nelle diete delle bovine da latte, superando un approccio limitato al solo silomais. La gestione del rischio, sottolineano gli autori, dovrà quindi considerare con maggiore attenzione anche pratiche agronomiche, tecniche di conservazione e condizioni ambientali che possono favorire la contaminazione. Lo studio contribuisce così ad ampliare le conoscenze su un tema centrale per la sostenibilità delle produzioni zootecniche e per la qualità delle filiere lattiero-casearie, offrendo nuovi elementi utili sia alla ricerca scientifica sia alle attività di prevenzione e controllo negli allevamenti.
Qui il paper scientifico https://www.jdscommun.org/article/S2666-9102(25)00231-5/fulltext
