Uno studio condotto nell’area del Consorzio del Parmigiano Reggiano apre nuove prospettive per il monitoraggio della salute delle bovine da latte grazie all’impiego della spettroscopia nel medio infrarosso (MIR). La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Elsevier Animal, ha analizzato oltre 1,3 milioni di registrazioni provenienti da 174.556 vacche allevate in 941 aziende, dimostrando come sia possibile prevedere numerosi biomarcatori metabolici direttamente dal latte, senza ricorrere sistematicamente ai prelievi di sangue.
Il lavoro ha coinvolto il gruppo di ricerca coordinato dal professor Alessio Cecchinato dell’Università di Padova e vede come primo autore M. A. Ramirez Mauricio. Lo studio rappresenta il primo esempio di applicazione su larga scala dell’approccio basato sulla spettroscopia MIR, nato dall’integrazione tra le ricerche in campo fisiologico sviluppate dal DiANA – Dipartimento di Scienze animali, della nutrizione e degli alimenti dell’Università Cattolica di Piacenza diretto dal professor Erminio Trevisi, co-autore della pubblicazione – e le skills del DAFNAE – Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente dell’Ateneo padovano.
Attraverso questa metodologia sono stati stimati metaboliti energetici fondamentali – come glucosio, colesterolo, NEFA e beta-idrossibutirrato (BHB) – oltre a minerali quali calcio, fosforo e magnesio. La fase post-parto rappresenta uno dei momenti più delicati per le bovine da latte: nelle prime settimane di lattazione, infatti, il fabbisogno energetico legato alla produzione di latte supera spesso quanto assunto con la dieta. Questa condizione può determinare squilibri metabolici e favorire patologie come chetosi, fegato grasso o ipocalcemia. Lo studio evidenzia come la spettroscopia MIR possa diventare uno strumento strategico per individuare precocemente segnali di stress metabolico, sfruttando analisi già eseguite di routine nell’ambito dei controlli latte.
L’indagine ha inoltre messo in luce differenze significative tra razze e sistemi di allevamento. Le bovine ad alta specializzazione lattifera, come Frisona e Bruna, hanno mostrato profili metabolici relativamente stabili anche in contesti aziendali differenti, convertendo efficacemente l’energia supplementare in produzione di latte. Diverso il comportamento della razza Reggiana, che ha evidenziato una maggiore variabilità metabolica in relazione all’alimentazione e alla gestione aziendale.
Un altro elemento emerso riguarda la capacità di adattamento delle bovine multipare, risultate più efficienti nel gestire le richieste energetiche della lattazione rispetto agli animali al primo parto. Secondo gli autori, questi risultati confermano come il profilo metabolico sia influenzato non solo dalla produzione, ma anche da fattori genetici, ambientali e gestionali.
La ricerca sottolinea infine il potenziale della tecnologia MIR come sistema ad alta efficienza per il “phenotyping” negli allevamenti: una soluzione accessibile, rapida e a basso costo, che potrebbe essere integrata sia nei programmi di monitoraggio sanitario sia nei percorsi di selezione genetica orientati alla resilienza e all’efficienza metabolica delle bovine.
Qui il link al paper scientifico: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1751731126000777?via%3Dihub
